"Retrofuturo" di Vittorio CURTONI
Riflessioni, piu` che una rece" di Vincenzo Oliva

Piacere, angoscia, dolore, felicita`. Queste ed altre sensazioni si mescolano, si alternano, si scambiano le parti nella lettura di questo libro, uno dei piu` intensi che mi sia capitato di leggere. Ed un evento per la fantascienza italiana, dato che Vittorio Curtoni e` cosi` avaro dei suoi sogni ed incubi e distilla le sue storie col contagocce, quasi sadicamente.
E del resto tutti i racconti di questa antologia tranne uno erano gia` stati pubblicati negli anni passati; quindi anche in questa occasione il nostro ci appare avaro della sua arte - perche` la scrittura di Curtoni e` arte: uno dei pochi autori di sf che mi diano questa sensazione.

Ma un'antologia strutturata come lo e` questa, con la presentazione cronologica dei racconti, accompagnati dalle riflessioni dell'autore a fare da tessuto connettivo, e` di per se` una novita`, perche` permette di ripercorrere passo passo il cammino umano e artistico dell'autore, di coglierne l'evoluzione. Molti dei racconti, infatti, avevo gia` avuto occasione di leggerli; ad esempio i tre tratti dalla sua antologia La sindrome lunare di parecchi anni fa, all'epoca mal compresi, per inesperienza o per chissa` quale motivo.
Rileggerli oggi, insieme agli altri, fornisce una nuova prospettiva e permette di cogliere il rigore e la dignita` di ciascuno; e la coerenza del disegno d'insieme che da trent'anni Curtoni sta costruendo con i suoi sparsi racconti.

Un tema su tutti sembra percorrere quasi la totalita` degli scritti raccolti: il Tempo, e la sua fedele compagna: la Memoria. Tempo che si rincorre, si confonde, si sfalda e si ricompatta. Curtoni attinge dal passato per parlarci del presente attraverso gli occhi del futuro, come nel racconto Il tempo dell'astronave, un vero e proprio manifesto sull'intrecciarsi dei tempi della memoria (oltre che riflessione sulle paure, le pigrizie, ma anche la dignita` dell'umanita`). Ma la prospettiva e` cangiante, e dopo un attimo diventa l'uomo del futuro che ci parla del passato attraverso gli occhi del presente; come in uno dei racconti piu` belli: La dignita` della volpe, dove per un attimo, proprio il rigoroso Curtoni sembra arrendersi alla facile tentazione della retorica e del moralismo a buon mercato. Ma e` solo un attimo. Con una brusca sterzata si riprende e ritrova intatta la sua lucidita` e la sua voglia di incazzarsi (e lui per primo si definisce "incazzogeno" in una delle riflessioni che accompagnano la lettura dell'antologia). E la perdita della memoria, intesa come incapacita` dell'uomo di conservare la cognizione della propria umanita`, abbandonandosi alla narcosi ed al conformismo dell'omologazione delle coscienze, e` al centro de La sindrome lunare - a distanza di tanti anni, ancora il suo racconto piu` lucido e forte.
C'e` una definizione che Stanislaw Lem conio` per Philip Dick, l'unico autore americano che egli stimasse: visionario tra i ciarlatani; ebbene credo che questa definizione si adatti perfettamente anche a Curtoni.
Molti altri temi sono poi presenti, e la struttura cronologica del libro permette di coglierne l'evoluzione con l'evolversi dell'uomo Curtoni; che accetta - attraverso le sue opere - di svelarsi completamente. Come in Dal rabbino, cronaca trasposta di una serata tra amici, ma nella quale Curtoni riversa tutta la forza della sua capacita` di riflessione sui bisogni, le pulsioni, gli amori, le debolezze e le forze dell'uomo.
E la struttura cronologica ci mostra la crescita di Curtoni uomo: dalla violenza, verbale e concettuale, degli esordi - rappresentata da un racconto come L'esplosione del minotauro, che colpisce l'immaginazione con tutta la sua carica di violenza del rapporto irrisolto con la figura paterna; conflitto portato alle sue estreme conseguenze - alla rasserenata pacatezza degli ultimi racconti. Pacatezza che non vuol dire perdita della capacita` di indignarsi; che` quella rimane sempre presente, ma piuttosto pacatezza verbale, dell'uomo che ha preso coscienza della finitezza dell'Uomo, senza rinunciare a denunciarla, questa finitezza. E senza rinunciare a far sentire - occasionalmente - tutta la forza degli esordi, come si vede nell'ultimo racconto, l'unico inedito: Ti vedo, la cui carica di violenza non e` certo inferiore a quel primo L'esplosione del minotauro, a chiudere simbolicamente il circolo del Tempo: con il presente che va a ricongiungersi col passato, per parlarci ancora una volta del nostro futuro. Ma solo fino alla prossima volta, quando i termini cambieranno di posto nuovamente ...

[V. Curtoni, Retrofuturo - Cyberpunkline n.12, ShaKe edizioni, 1999]

(by vo.199903)


Questo articolo, insieme ad altri due (di Sosio e di Evangelisti), compare anche nello "Speciale Retrofuturo" su Delos n.45.


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