"Come ladro di notte" di Mauro A. MIGLIERUOLO

PinaZ, Affiliato nella Congrega,
obiettore con Cottero,
Coordinatore di Stefano,
vi invita alla riflessione tollerante.

Nel nome di Calogero, Razionalissimo Progettatore,
in attesa del suo risveglio,
vi invio la relazione sull'Affiliato Mauro Antonio.

Affermo la mia fede nell'abiura di Agostino.
Verra` la Parusia come ladro di notte.

. . .

Mauro Antonio Miglieruolo scrisse Come ladro di notte nel 1966 e lo tenne qualche anno nel cassetto. Lino Aldani diede la spinta definitiva alla pubblicazione, avallata da Vittorio Curtoni e Gianni Montanari (notizie dalla presentazione).

Il quadro dipinto e` immenso: una galassia divisa in parecchi Stati, in equilibrio precario. Mauro Antonio non perde occasione per contare e ricontare milioni & milioni di astronavi e tonnellaggi e miliardi & miliardi di uomini che vivono, uccidono, vengono torturati e uccisi.
Tutto questo seguendo i movimenti di relativamente pochi personaggi che creano gli eventi e ridisegnano di continuo alleanze e confini; tutto questo con un linguaggio frammentato, fatto di descrizioni secche, di corso di pensieri e di relazioni ufficiali.
Tra tutti gli Stati, la Congrega degli Inumani sembra essere l'unico a non perseguire ideali di conquista, ma un fine ultimo: la liberazione della Galassia dalla razza umana: la Parusia, il secondo avvento, la fine del mondo.

Ma la decadenza e` insita nella razza e gli ideali si confondono e si perdono nella brama di potere & conquista. La Congrega e` come tutti gli altri Stati e poco importa se qualche ortodosso cerca di muoversi in modo indipendente (da vero Affiliato) perseguendo l'ideale della Parusia: sara` annientato.
Non c'e` vincitore, non c'e` parte a cui tenere.
La Parusia, pero`, alla fine arriva, in modo imprevisto, come rivelazione finale dell'autore: e sicuramente non si tratta della Parusia che e` stata paventata nel corso di tutto il romanzo.
E, probabilmente, e` volutamente lasciata all'interpretazione del lettore se trattasi di vera "seconda venuta" o di circolo vizioso di avvenimenti.
Non c'e` scampo.

Un romanzo dalla lettura, forse, non immediata per via della tecnica usata dall'autore e che sicuramente rivela la propria eta`, ma, in ogni caso, un romanzo le cui tematiche sono ancora oggi fruibili.
Ai tempi della pubblicazione qualcuno affermava che "un disco volante non puo` atterrare a Lucca" a voler significare che la fantascienza italiana era una strada senza sbocchi.
Questo e` un romanzo da leggere assolutamente per scoprire che la fantascienza italiana era in grado di produrre opere di alto livello, che non avevano niente da invidiare ai monopolizzatori anglo-americani. E da leggere anche per scoprire chi c'era prima dei vari Evangelisti, Vallorani, Masali, qugli autori che oggi stanno portando la fantascienza nostrana anche fuori confine.

(by fc.199903)

 Il commento di Vincenzo Oliva

Molte le impressioni, molti i sentimenti che lascia questo libro. Perche` molte, verrebbe quasi da dire troppe, le idee profusevi.
Miglieruolo - da gran signore e scrittore d'immenso talento - fa spreco di queste idee.
Dall'impianto concettuale di questo romanzo, uno scrittore americano medio avrebbe saputo ricavare una terna di trilogie e gliene sarebbe restato d'avanzo per un'antologia personale; egli invece ci offre uno smilzo romanzo, denso e compresso fino all'inverosimile.
Una nota preliminare sulla scrittura di questo romanzo: un linguaggio evocativo, fascinatore che da` corpo mitico al narrato (questo e` vero soprattutto nelle parti iniziale e finale). Risonanze bibliche percorrono le pagine dell'opera conferendole sapore epico (che` la bibbia, al di la` del significato di fede che ciascuno possa o meno attribuirle, resta uno dei capolavori del racconto epico): riporto un breve passo che sembra quasi tolto dal vecchio testamento:
"Ora, Seele, Cartulario di Media, genero di Lillo, il Gran Conferenziere della Lega Austrina, era venuto a conoscenza di tutto ciņ che il Giudice aveva fatto con la moglie; allora decise di togliersela dalla vista per non averla ad uccidere e venire alle strette con gli Austrini; ma non si decideva."
Sembra davvero di leggere un passo della Genesi.
Come sembra di leggere l'elenco delle navi dell'Iliade ogni volta che Miglieruolo procede a schiacciare la fantasia del lettore registrando meticolosamente il numero esagerato e spaventoso delle astronavi coinvolte in una battaglia, facenti parte delle flotte ...
Utilizzando questo flessibile, affascinante, strumento che e` il suo linguaggio, l'autore ci racconta una storia che e` insieme analisi delle strutture del potere, dell'amore, dei moventi ed intenti dell'Uomo. Una prospettiva globale, un romanzo che e` anche un trattato di sociologia, una disamina di cio` che l'Uomo e`.
Come Curtoni e Montanari scrivono nell'introduzione il romanzo e` stato scritto in una fase di transizione, di trasformazione, dell'autore. E questo si vede. Si vede nel gran numero di idee e personaggi calati d'improvviso nel vivo tessuto dell'opera e altrettanto rapidamente abbandonati (o quasi): Elio principalmente, questa sorta di nuovo messia che Zanzotto nel suo rigoroso e religioso tendere verso la Parusia e l'eliminazione della corruzione rappresentata dall'umanita`, distruggera`, salvo poi acquisire coscienza del valore dei suoi insegnamenti, fino ad accettare di rinnovarne il sacrificio (e con esso, il sacrificio di Cristo) nel finale del romanzo. E poi altre figure, dal Giudice a Silvena, al ministro Infanta e al discepolo Pangolo che - insieme - rappresentano il balletto eterno del potere che, dietro lo schermo delle ideologie, si contende il dominio sulle persone, come i nostri antenati cavernicoli si contendevano i territori di caccia migliori.
E il potere, torno a dire, e` al centro di questo romanzo, e da esso si dipartono le ramificazioni dei temi secondari.
Potere nel suo piu` bruto ed immediato - e per questo nascosto, come anche nella realta` quotidiana - aspetto: il potere economico. Miglieruolo accenna di sfuggita alle piu` autentiche motivazioni della Parusia nel cap. XXVIII, rivelando per un attimo il cuore del problema, il meccanismo di quelle gigantesche ed incontrollabili forze che vanno oltre il singolo uomo e finiranno per schiantare il nobile e generoso tentativo di Zanzotto di aver ragione della Storia in nome dell'Uomo.
Il potere che Miglieruolo ci mostra e` quello delle strutture che il potere stesso usa per ammantarsi di rispettabilita`, per narcotizzare gli uomini, per legarli al proprio carro e al proprio destino: l'ideologia, la propaganda, la religione, la politica, gli eserciti, il sesso stesso inteso come forma di potere del singolo sul singolo. Maestri di propaganda appaiono i membri della Congrega degli Inumani, abili ad usare l'ideologia della Parusia secondo moduli religiosi, tesi ad uniformare i cittadini, predisponendoli a divenire quei sudditi tutti uguali che rappresentano il sogno di tutti i Poteri. La corruzione di tutti ed ogni ideale, operata da qualsiasi struttura umana, ci svela come ogni ideale sia futile perche` destinato a perdere rapidamente di significato per trasformarsi in mero strumento del potere. Una lezione amara, ribadita dal finale, con il parallelo Zanzotto/Cristo e il ripetersi del sacrificio dello stesso Cristo a rappresentare il continuo rinnovarsi degli errori e corruzioni dell'uomo, per quante occasioni di redenzioni egli possa avere.
Non dimentica, pero`, Miglieruolo, altri aspetti dell'animale uomo. Romanzo globale, Come ladro di notte, ci mostra anche la scoperta dell'amore e (di riflesso e a completamento) del sesso come elemento di crescita per l'uomo: il rapporto irrisolto Zanzotto/Silvena appare fondamentale nel rafforzare al massimo (se non nel far nascere) i dubbi del Coordinatore.

(by vo.199904)


Il romanzo e` stato pubblicato su Galassia 159 (1972) e Pulp n. 9.

La recensione di Lanfranco Fabriani nella rubrica "Tesori di bancarella" su Delos n.44.

[ Inizio pagina ]     [ Torna a *SF & Altro* ]