Les Fleurs du Mal, XCVII

DANZA MACABRA

A Ernest Christophe


Christophe: Danse macabre
Fiera, come un vivente, del suo nobile portamento,
con il gran mazzo di fiori, il fazzoletto e i guanti,
ha la noncuranza e la disinvoltura
d'una magra civetta dalle arie stravaganti.

Si è mai vista a un ballo una figura più snella?
la veste esagerata, nella sua regale ampiezza,
casca abbondantemente su un piede secco, serrato
in una scarpetta col fiocco, graziosa come un fiore.

La gala che scherza intorno alle clavicole,
come un ruscello lascivo che si strofini alla roccia,
difende pudicamente dai lazzi ridicoli
le funebri grazie che tiene a celare.

I suoi occhi profondi son fatti di vuoto e di tenebre,
e il suo cranio, artisticamente acconciato di fiori,
Oscilla mollemente sulle gracili vertebre.
Oh, fascino di un nulla follemente agghindato!

Alcuni ti chiameranno una caricatura,
poiché non comprendono, amanti ebbri della carne,
l'eleganza ineffabile dell'umana armatura.
Tu rispondi, grande scheletro, al mio gusto più caro!

Vieni forse a turbare, con la tua smorfia possente,
la festa della Vita? o qualche vecchio desiderio,
che ancora sprona la tua vivente carcassa,
ti sospinge, credula, al sabba del Piacere?

Al canto dei violini, tra le fiamme delle candele,
speri di scacciare il tuo beffardo incubo,
e vieni a domandare al torrente delle orge
di rinfrescare l'inferno che ti fiammeggia nel cuore?

Inesauribile pozzo di stoltezza e di colpe!
Eterno alambicco dell'antico dolore!
Attraverso il curvo intreccio delle tue costole
io vedo, ancora errante, l'insaziabile aspide.

A dire il vero, temo che la tua civetteria
non trovi un premio degno dei tuoi sforzi;
quale, di questi cuori mortali, comprende la celia?
Gli incanti dell'orrore non inebriano che i forti!

L'abisso dei tuoi occhi, pieno d'orrendi pensieri,
esala la vertigine, e i ballerini prudenti
non contempleranno senza nausee amare
il sorriso eterno dei tuoi trentadue denti.

Eppure, chi non ha stretto tra le sue braccia unos cheletro,
e chi non si è nutrito di cose della tomba?
Che importa il profumo, l'abito o la toeletta?
Chi fa lo schifiltoso mostra di credersi bello.

Baiadera senza naso, irresistibile sgualdrina,
Di' dunque a questi ballerini che fanno i turbati:
« Fieri piccini, malgrado l'arte delle ciprie e del rossetto,
Tutti puzzate di morte! O scheletri muschiati,

Antinoi avvizziti, dandy dalla faccia glabra,
cadaveri verniciati, seduttori canuti,
la ridda universale della danza macabre
vi trascina in luoghi che non sono conosciuti!

Dai freddi quais della Senna alle rive ardenti del Gange,
l'armento mortale salta e gode, senza vedere
in un buco del soffitto la tromba dell'Angelo,
Sinistramente spalancata come un fucile a trombone nero.

In ogni clima, sotto ogni sole, la Morte t'ammira
nelle tue contorsioni, risibile Umanità,
E spesso, come te, prfumandosi di mirra,
mescola la sua ironia alla tua insania!»