
Rubens, fiume d'oblìo, giardino della pigrizia,
cuscino di carne fresca su cui non si può amare,
ma in cui la vita fluisce e s'agita sensa posa,
come l'aria nel cielo e il mare dentro il mare;
in cui angeli incantevoli, con un dolce sorriso carico di mistero, appaiono all'ombra dei ghiacciai e dei pini che chiudono il loro paese; |
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decorato soltanto da un grande crocifisso, ove la preghiera in lagrime esala dalle lordure e il sole d'inverno appare con un raggio improvviso; |
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mescolarsi a Cristi, elevarsi dritti dei fantasmi possenti che nei crepuscoli si stracciano di dosso il sudario stirando le dita; |
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tu che hai saputo raccattare la bellezza dei ribaldi, grande cuore gonfio d'orgoglio, uomo debole e giallo, Puget, malinconico imperatore dei forzati; |
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errano come farfalle di fuoco, scenari freschi e leggeri rischiarati da lumi che versano la follia su un ballo vertiginoso; |
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di feti fatti cuocere durante i sabba, di vecchie che si specchiano e di fanciulle nude che si aggiustano le calze per tentare i demoni; |
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ombreggiato da un bosco di pini sempre verdi, dove, sotto un cielo malinconico, strane fanfare passano, come un sospiro smorzato di Weber; |
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È un grido ripetuto da mille sentinelle,
un ordine ritrasmesso da mille portavoci,
un faro acceso su mille fortezze,
un richiamo di cacciatori perduti in grandi boschi!
Perché, veramente, o Signore, è la migliore testimonianza
che noi si possa dare della nostra dignità
questo singhiozzo ardente che passa di era in era
per morire ai piedi della tua eternità.